Perduto, ma non dimenticato
Lost, But Not Forgotten

 

Scritto da SiriusFan13

Tradotto da Lener

lener_jx@hotmail.com




Una città, ha detto lui. Non molto lontana da qui. Lì è dove dovrei andare. Verso la città. Non c'è nulla per me qui.

Ma le mie gambe non vogliono muoversi. I corpi... Come posso lasciare quei corpi agli animali? Mi guardo intorno. Ce ne sono così tanti. Forse se andassi nella città cui ha accennato quell'uomo... forse qualcuno mi aiuterebbe...

Ma so che non lo faranno. Perché dovrebbero aiutare uno schiavo? Chi mi ha mai aiutato oltre le tre donne che sono morte per me?

Oltre quell'uomo che non mi ha neppure detto il suo nome?

Ritorno alla carovana distrutta. Non ci sono zappe qui, ma trovo una spada corta che posso usare per divellere la terra più morbida.

Li seppellirò. Seppellirò tutti loro. Scaverò delle fosse. E' quanto di meglio possa fare adesso. Non posso sopportare di vedere i loro corpi divorati dagli animali se mai ritornassi.

Li seppellirò. E' diventato un mantra. E' come se mi fossi dimenticato del cibo. Come sono riuscito a vivere per una settimana senza nulla più di acqua piovana ed il pensiero di quei corpi che non posso lasciar putrefare. Nessuno di loro.

Per scavare le fosse ci vuole molto tempo. Ma il lavoro peggiore è muovere i corpi. Sono quasi tutti uomini e sono pesanti. All'inizio c'è solo quel problema, ma per gli ultimo cadaveri è anche peggio. Puzzano adesso. Così tanto che non ho più neppure desiderio di cibo. Voglio solo terminare questo compito difficile. Gettare la terra sull'ultimo bandito e sarà finita.

Sono esausto quando ho terminato. Pronto per la città adesso. Sapendo che andrà male per me là. Che andrà male per me ovunque andrò. Un bambino, uno schiavo, che gli uomini hanno chiamato 'delizioso' e guardavano in modo strano. Un bambino che non ha potuto neppure proteggere tre donne che sono morte per lui, lasciandolo solo.

Mi prendo la testa tra le mani per quel momento di vergogna, guardando i tre tristi cumuli di terra. Dovrei distinguere le loro tombe almeno. Meritano più di questo, ma è tutto ciò che posso fare, Fortunatamente dev'esserci stato un temporale in quest'area non molto tempo fa. Alcuni alberi sono caduti ed i loro rami facilmente accessibili. Mi è difficile tagliarli con la spada. La lama ha perso il filo per aver scavato nella terra. Ma non ho scelta. Ho seppellito le altre spade con i loro possessori. Questa mi deve bastare.

Faccio tre croci. In questo modo si distingueranno, ma qualcosa mi sembra sbagliato. Non dovrebbero avere tutti una croce? E' giusto che ce ne siano solo tre? Ognuno di questi uomini una volta aveva familiari ed amici. Una volta erano più di semplici cadaveri. Avevano una vita e persone che tenevano loro. Forse nessuno troverà mai queste tombe, ma se non li segno almeno in qualche modo queste persone saranno realmente perdute.

Qualcosa riguardo questo mi rattrista. L'idea che una persona possa sparire così completamente. Riprendo a lavorare tagliando più legna. Preparando altre croci.

Non mi sovviene l'idea delle pietre finché non ho finito con le altre. Le pietre sono brutte, ma funzioneranno. Tutti ora hanno la loro croce, ma queste tre sono diverse. Chiaramente speciali. Vorrei soltanto aver trovato dei fiori per loro. Ma purtroppo non è la stagione dell'anno adatta. Non ci sono neppure fiori di prugno bianco. Niente.

Resto immobile, come in attesa. In attesa di cosa? Nessuno sa che sono qui. Nessuno a cui importi. Sono solo uno schiavo senza famiglia. Sono un niente e a nessuno importerebbe se morissi. Nessuno si ricorderebbe di me.

Nessuno saprebbe perfino che sono esistito. Eccetto quell'uomo con il mantello bianco.

E' solo allora, con quel pensiero, che sento dei passi avvicinarsi. Alzando lo sguardo, lo vedo accanto a me. Il mio salvatore. L'uomo alto dallo sguardo triste.

Cos'è quella strana espressione sul suo volto? Perché mi guarda in quel modo? Come se fossi qualcosa che non ha mai visto prima? Io non sono nulla di speciale. Io non sono nessuno.

Ed è così finché non mi domanda il mio nome e quindi realizzo che si sta dando pensiero. E così è finché non mi dice che il mio nome non è adatto, che io adesso sono Kenshin, e quindi realizzo che non sono solo. Che non sono dimenticato.

Il suo nome è Hiko Seijuro e dice che mi insegnerà.

A me... Shinta... che lui ha ribattezzato Kenshin...

E penso per un momento che forse la mia vita potrà avere importanza dopotutto.

 

 

FINE

 

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