Gusto
Taste
Scritto da Author-chan
Tradotto da Lener
I cinque sensi: vista, udito, tatto, odorato, gusto... ciascuno di essi ha un
fine ben determinato per permettere di conoscere il mondo circostante. Quando un
senso è perduto, gli altri si affinano per compensarne la mancanza. Un uomo
cieco svilupperà un udito superiore, così come la vista di un sordo diventa così
acuta da cogliere il più piccolo dettaglio.
Io non sono cieco, né sordo. Sono un samurai vagabondo che possiede eccellenti,
quasi sovrumani, vista ed udito, utili per uno spadaccino. Anche il mio senso
dell'odorato è impressionante. Posso avvertire l'odore del sangue, non importa
se solo poche gocce, da molta distanza.
Si potrebbe dire che tutti i miei sensi sono intatti, incluso un sesto senso di
leggere le abilità guerriere.
Eppure a me manca un senso importante.
Il gusto.
Alcuni ribatterebbero che questa assenza non sembri decisamente una grande
perdita, ma per me lo è. Ho cominciato a perdere il mio senso del gusto durante
la Rivoluzione, quand'ero un assassino. Più importanti erano le missioni che mi
venivano assegnate... più i miei omicidi divenivano impeccabili... più il mio
senso del gusto cominciava a... cambiare. Non riuscivo più a gustare la semplice
pienezza del riso né la dolcezza del sakè. Tutto ciò che riuscivo a sentire
nella mia bocca era sangue. Il sangue delle mie vittime macchiava non solo le
mie mani e la mia anima, ma anche il mio cibo. Per un anno, tutto ciò che
attraversava le mie labbra, giù lungo la gola, aveva il metallico, amaro sapore
di fresco sangue versato. Non ne parlai mai con nessuno, neppure con il mio
capo, Katsura. Gli altri soldati già pensavano che fossi un demonio. Se fosse
trapelata una parola sul cibo che sentivo di sangue, ciò avrebbe solo confermato
i loro sospetti. Ciò aveva già confermato i miei. L'assassino Battosai era un
demonio dell'inferno ai miei occhi. Io ero un demonio.
Poi accadde qualcosa. Qualcosa di miracoloso, qualcosa di sorprendente, qualcosa
a cui avrei riguardato con il cuore spezzato..
Tomoe.
Quando ci incontrammo, qualcosa cominciò a modificare la percezione del mio
senso del gusto. Prima fu leggero, il riso d'improvviso non mi risultava più
così metallico, l'acqua non spessa come il plasma vitale che pulsa nelle vene
degli uomini. Non notai il cambiamento all'inizio. Immagino che non volessi.
Notare il cambiamento avrebbe implicato che mi stavo abituando al gusto del
sangue, trasformandomi in un mostro ancor più terribile. Ma io non mi stavo
abituando al gusto del sangue, per nulla. Invece di un sapore cruento il mio
cibo fu sostituito da un gusto più dolce e gentile.
Prugno bianco.
Dopo non aver saggiato altro che sangue nell'ultimo anno, il profumo di Tomoe fu
un cambiamento benvenuto. Per un breve periodo -sei mesi- accarezzai l'idea che
forse anche qualcuno macchiato come me poteva essere perdonato. Il debole
pensiero divenne una speranza che splendeva sommessamente, fino ad un sogno
accecante. Se il sapore del sangue era scomparso, significava che io, Kenshin
Himura, anche conosciuto come l'assassino Battosai, potevo essere perdonato? Le
mie vittime avrebbero finalmente riposato in pace nella tomba?
Assolutamente no.
Immagino il destino abbia un contorto senso dell'umorismo. Il destino
probabilmente ha riso della mia vita: un ragazzo che diventa un assassino nello
sforzo di salvare delle vite. Stavo cominciando a raccogliere la speranza e la
felicità che forse c'era una via d'uscita dalla vita di assassino, ma i miei
sogni si infransero disperatamente con la tragica morte di Tomoe sulla prima
neve fioccata.
La sua morte dalle mie mani macchiate di sangue.
Dopo la morte di Tomoe, il mio cibo smise di avere il sapore del prugno bianco.
Come prima, il cambiamento non fu qualcosa che notai all'istante. La dolcezza
del cibo cominciò a scivolare via, proprio come la vita di Tomoe era scivolata
via mentre la tenevo tra le mie braccia. Fu solo dopo che uccisi un gruppo di
Shinsegumi, durante la mia prima notte fuori come guardia del corpo di Katsura
che scoprii in cosa si stava trasformando il sapore del mio cibo.
Sangue.
Quando presi il primo morso del mio pasto quel giorno, fui inorridito al sapore
metallico che riempì la mia bocca. Per un istante, sperai che forse mi fossi
semplicemente morso la lingua.
Ma così non era.
Ricordo come l'incubo in cui mi sentii imprigionato quando scoprii di nuovo nel
cibo il sangue delle mie vittime. E se fosse stato il sangue di Tomoe? In preda
al panico cominciai ad appallottolare il riso nella bocca il più rapidamente
possibile. Forse, speravo, forse è solo la mia immaginazione. Forse il prossimo
pasto non saprà di sangue.
Invece di scomparire il sapore metallico, il gusto del sangue delle mie vittime
crebbe sempre più. E la mia velocità nel mangiare attirò semplicemente
l'attenzione su di me. Una delle altre guardie di lord Katsura, che si era unito
alla nostra causa solo recentemente, il che implicava non mi temesse come gli
altri, si avvicinò al mio angolo solitario.
"Salve, Himura" esclamò l'altro, sedendosi vicino a me, ma non proprio accanto.
Anche se non sapeva che quel piccoletto dai capelli rossi davanti a lui era
l'assassino Battosai, aveva visto abbastanza delle mie abilità con la spada da
rispettare me ed il mio spazio. Io, da parte mia, cercai di ignorarlo mentre
inghiottivo il mio cibo maledetto.
"Affamato, eh?" disse la guardia scherzosamente, notando l'onigiri che stavo
buttando giù "Immagino che sia la conseguenza di quando c'è molto lavoro da
fare"
"Non ho fame" gli risposi sommessamente, prendendo un altro morso della polpetta
di riso. Stavo prestandogli scarsa attenzione. Immagino che lo shock di aver
scoperto che il mio cibo sapeva di nuovo di sangue mi avesse disorientato,
sebbene non avessi lasciato alcuna mia emozione trasparire dal mio volto
inespressivo.
"Oh?" replicò la guardia con uno sguardo scettico "Allora perché stai mangiando
così tanto?"
"Sa di sangue" gli dissi senza prestare autentica attenzione alle mie parole.
Volevo soltanto che se ne andasse. Così non fu finché non vidi il volto
impallidito del mio compagno e realizzai ciò che avevo detto. Non sapendo che
altro fare, continuai a mangiare, la fredda maschera dell'assassino fermamente
al proprio posto. Passarono pochi istanti ed uno degli amici della guardia lo
afferrarono per il braccio allontanandolo. Sebbene non intendessi udire la loro
conversazione sussurrata, il mio acuto udito mi costrinse a sentire ciò che si
dissero.
"Idiota!" sibilò l'amico alla guardia "Che stavi facendo? Parlare con Himura
Battosai? Vuoi perdere la testa?"
"Ba-Battosai?!" balbettò la guardia, il terrore era evidente sulla sua faccia.
Così aveva udito le leggende sul demone assassino di Kyoto. Non che avesse più
qualche importanza...
Scoprii alcuni giorni dopo che quella guardia aveva richiesto un trasferimento e
fu sostituito.
Dopo la guerra, quando cominciò la mia vita vagabonda, il sapore del sangue nel
cibo non cambio. Tutto ciò che mangiavo come rurouni sapeva del sangue che avevo
versato come assassino. Il gusto sanguinoso non scompariva, sebbene lo
desiderassi ardentemente. E la gente si chiede come mai io sia così magro. Odio
mangiare. Ma poi qualcosa di miracoloso accadde per la seconda volta nella mia
vita.
Kaoru.
Lei era diversa da Tomoe. Infatti potrei dire con certezza che sono praticamente
l'opposto. Ma nonostante le differenze, o forse proprio grazie ad esse, io
cominciai ad innamorarmi della signorina Kaoru.
Ed ero terrorizzato.
E se fosse morta esattamente come Tome, tra le mie braccia, sotto la mia lama?
Proprio perché erano molto diverse, Kaoru e Tomoe condividono un tratto in
comune.
Io le ho amate.
Ed essere amate da un assassino è una cosa pericolosa. Non c'è modo in cui io
possa liberarmi della possibilità che Kaoru muoia a causa mia. Ho fatto del mio
meglio per tenermi a distanza da Kauro, specialmente dopo Jin-e. Anche se non
maneggiavo la spada che avrebbe potuto ucciderla, sarei stato comunque
responsabile per non essere riuscito a proteggerla.
Queste due donne condividono un'altra cosa in comune. Riescono a far sì che il
mio cibo non sappia più di sangue. Ma con Kaoru non accadde che d'improvviso
tutto per me assumesse il sapore del gelsomino, come per Tomoe avevo sentito i
fiori di prugno bianco. Invece il mio cibo cominciò ad avere il sapore di
un'emozione.
Era come se potessi sentire le emozioni che lei ed io provavamo mentre
cucinavamo. La tristezza era leggermente amara. La serenità era un sapore
delicato ed appena zuccherato. L'amicizia era completa ed appagante. La
preoccupazione aveva un sapore tagliente, come troppo speziato. Il biasimo
(normalmente lo saggiavo quand'ero io a cucinare, sebbene gli altri affermassero
che i miei piatti fossero meravigliosi) sapeva di uova marce ed erbe amare. Dopo
aver trascorso gli ultimi quattordici anni saggiando nient'altro nella mia bocca
che sangue, la vasta varietà di sapori mi suscitò una profonda felicità. Con il
tempo, il disprezzo nella mia cucina svanì in un delicato sapore di felicità.
per certo con l'aiuto di una certa insegnante di kendo con gli occhi azzurri. Da
quand'ero arrivato alla palestra Kamiya il sapore del sangue scomparve dalla mia
bocca. Tranne una volta.
Quando lasciai la signorina Kaoru per andare a Kyoto.
Ma poi tornai alla palestra ed il gusto del sangue scomparve nuovamente. Per un
po' tutto andò bene. Non c'erano stati cambiamenti nelle nostre vite e mi
permettevo di ammirare la signorina Kaoru dalla distanza. Ma di certo la pace
non può durare per sempre. Ed infine accadde.
Enishi.
In fratellino di Tomoe sembrò aver scoperchiato il passato, portando con sé i
più oscuri ricordi chiusi a chiave nella mia mente e nel mio cuore. Sapevo ciò
che avrebbe fatto per spezzare la mia vita più terribilmente di quando morì
Tomoe.
Per mano di Enishi, ci fu una Kaoru con uno sfregio a forma di croce sulla sua
guancia ed una spada che la inchiodava al muro.
Le mie paure peggiori si erano avverate. Tutto mi sembrò crollare davanti ai
miei occhi. L'inferno sulla terra era giunto con la morte di Kaoru. Sembrava che
Enishi avesse ottenuto ciò che voleva.
Vendetta.
Nei fui distrutto. Distrutto oltre il punto di permettere all'assassino nella
mia mente di liberarsi. Battosai era distrutto. Il rurouni era distrutto.
Kenshin Himura era distrutto. Una distruzione che non lasciava nulla... non un
assassino demoniaco né un vagabondo pacifista e neppure un essere umano.
Non mangiai dopo allora. Già sapevo quale sapore avrebbe avuto tutto adesso che
Kaoru era morta.
Sangue
O più precisamente, tutto avrebbe avuto il sapore del sangue di Kaoru. E... e
preferivo morire di fame. Forse se fossi morto di fame avrei potuto rivederle
ancora una volta, Tomoe e Kaoru. Mi avrebbero odiato? Avevo fallito... con
entrambe. Sarei stato gettato all'inferno lontano dai miei cari? Immagino che
Shishio e Jin-e sarebbero stati felici di avere un'altra occasione per battersi
con me. Non che null avesse qualche importanza ormai. Kaoru era morta e così la
mia ragione di esistere.
Poi avvenne il miracolo.
Kaoru, la donna che amavo, era viva! Era viva e dovevo riaverla da Enishi, il
fratello di Tomoe. E riaverla fu ciò che feci. Infine Enishi partì con il diario
di Tomoe e la sua speranza che sua sorella gli avrebbe sorriso ancora.
Alcune settimane dopo la partenza di Enishi, Kaoru ed io eravamo alla palestra
da soli. Quel raro momento di quiete, per una volta, non fu interrotto dal resto
dei nostri compagni. Kaoru aveva cercato di cucinare ancora ed eravamo seduti in
giardino, bevendo the e mangiando il suo pan di Spagna, una ricetta occidentale
che Kaoru aveva senza dubbio avuto dalla signorina Taeko. Senza pensarci presi
una fetta e ci diedi un morso.
E sono quasi morto.
Solitamente, la cucina di Kaoru sa di gentilezza, felicità, con un tocco di
preoccupazione e qualcos'altro che non sono mai riuscito ad identificare. Ma
questo pan di Spagna ha un sapore diverso dal suo solito. E' come se quel sapore
indefinibile che era sempre stato presente nei suoi piatti si fosse
intensificato. Questo sapore mi travolse. Mi fece ridere sommessamente di
felicità, chiedendomi se fosse lo stesso sapore del paradiso. Era dolce e
delicato e inebriante e... indescrivibile. Avrei potuto mangiare quella torna
per sempre e non averne mai abbastanza. Ma invece mi fermai fissando vacuamente
il dolce.
"C'è qualcosa che non va, Kenshin?" chiese Kaoru in tono preoccupato.
"No. va tutto bene, signorina Kaoru" le dissi, rivolgendole uno dei miei sorrisi
più grandi. Prendo un altro morso della torna e quasi svengo al sapore
meraviglioso che sento di nuovo. E' questo il sapore del paradiso? Ma poi come
posso saperlo se ho trascorso la maggior parte della mia vita all'inferno?
"Sei sicuro che vada bene?" domandò Kaoru, notando la mia strana espressione "Ho
scombinato di nuovo gli ingredienti?"
"No" le risposi, scuotendo la testa sinceramente "E' tutto assolutamente
perfetto"
Finosco la mia fetta di dolce e ne prendo un'alra. E' in quel momento che
finalmente riconosco qual era l'emozione che stato saggiando.
Amore.
Forse un peccatore come me potrebbe essere perdonato. Forse le cose potrebbero
aggiustarsi alle fine. Non lo so con certezza. Prendo un altro morso della mia
fetta di paradiso e sorriso alla donna che amo. Tutto ciò che so è che l'anello
nascosto nel mio kimono sarebbe meraviglioso alla mano di Kaoru.
~ Fine ~
Author-chan’s notes: nel manga viene detto che quando Kenshin era
Battosai, tutto il suo cibo sapeva di sangue. Ricordo inoltre che quando lui
incontra Tomoe tutto il suo cibo comincia ad avere il sapore del suo profumo,
prugno bianco. Ad ogni modo, presumo che con la sua morte, il sapore del sangue
sia tornato. Inoltre, nel manga, non viene mai detto che Kenshin HA SMESSO di
sentire il sangue, dando una spiegazione del fatto Kanshin non abbia problemi
con la cucina di Kaoru. So che nel manga Kenshin tira qualche frecciatina alla
pessima cucina di Kaoru basandosi su quel che Sanosuke e Yahiko gli dicono.
Inoltre le manga, quando Kaoru 'muore', Kenshin davvero si rifiuta di mangiare
(e di fare qualsiasi altra cosa del resto). Tutto ciò che mangia è perché
obbligato a nutrirsi, implicando che probabilmente non aveva molto tempo per
pensare al gusto.
Se ricordo correttamente, dopo tutta la questione con Enishi, Kenshin ed Aoshi
hanno una chiacchierata prendendo un the. In quel frangente Kaoru offre loro una
torta di pan di Spagna, così è da lì che ho preso l'idea del dolce di pan di
Spagna. In più nel manga quando Kenshin mangia la torta di Kaoru sembra gradirla
profondamente, cosa che ho deciso di esplorare.