Fishbone
Lisca di pesce
Scritto da Author-chan
Tradotto da Lener
Sono in una bisca a scommettere sui dadi. Sì sì... lo so cosa state pensando!
Io, Sanosuke Sagara, non ho il vizio del gioco d'azzardo! Semplicemente ogni
tanto mi piace giocare... mi piace molto. Inoltre sono in Cina e questo è il
primo gioco ai dadi che ho visto da giorni, se non settimane!
I dadi girano in pigri vortici, come faceva la Signorina quando aveva bevuto
troppo. E come l'espressione di Kenshin quando la Signorina lo compiva
arrabbiata sulla testa. Finalmente i dadi bianchi e neri si fermano, mostrando
un sei ed un quattro.
Merda! Avevo puntato sui dispari!
Guardo mentre i miei ultimi contati mi venivano strappati (non presi, ma
strappati, dannazione!) e mi impegnai a non distruggere niente. Così mi limito a
guardare. Ed il mio sguardo è molto cupo. Ho uno sguardo così cupo che avrei
potuto perforare perfino la parete. Lo 'sguardo mortale alla Battosai' di
Kenshin non è niente paragonato al mio ed anche Saito avrebbe avuto i brividi se
mi vedesse!
O magari, forse, sto un po' esagerando.
Sì, sto decisamente esagerando.
Come posso non esagerare? Voglio dire, avete mai visto 'lo sguardo mortale alla
Battosai' di Kenshin? Dannatamente sinistro, ve lo dico io. Specialmente
considerando il fatto quell'uomo normalmente sia un samurai vagabondo sorridente
intento a fare il bucato. E Saito, bah! Quel tizio non sa neppure cosa
significhi rabbrividire! Potreste portare quel tizio nella landa più
settentrionale di Hokkaido in pieno inverno e si comporterà come se fosse una
tiepida giornata estiva anche se tutto ciò che gli date da indossare è quella
sua fottuta uniforme da piedipiatti occidentale. E, per irritarvi ulteriormente,
è ovvio Saito sogghignerebbe per tutto il tempo con quel suo dannato sorrisetto
beffardo e la sua onnipresente sigaretta tra le labbra.
Merda, ma da dove le ha prese quelle cose?
Perché non mastica qualcosa di semplice come uno stuzzicadenti o una lisca come
la mia? Perché dev'essere tanto idiota da spendere del denaro in stupidi
cilindrini fumanti? Scommetterei che quelle cose sono maledette, proprio come i
motori sbuffanti. Beh, se Saito finirà maledetto o morto per quei cosi, io non
piangerò di certo. Perché fuma quelle dannate sigarette?
Oh sì...
Fumarle lo fa apparire anche più sinistro e spietato di quanto già non sia.
Riporto l'attenzione sui dadi davanti a me. Ho perso le mie ultime monete su
questi cubetti. Mi donando se i dadi non siano truccati. Non è possibile che io
perda!
Invece è andata così.
Ma ho bisogno di quel denaro! Ne ho davvero bisogno questa volta! E che sia
dannato se non l'avrò. Così con la lisca salda tra le labbra comincio a
riflettere.
Eh, la mia lisca di pesce.
In realtà non posso dirlo. Non dovrei. Quella lisca appartiene ad altri prima di
appartenere a me. Proprio come la giacca sulla mia schiena appartiene ad altri
prima di appartenere a me.
Non è così, Sergente Sagara?
Immagino sia un memento del passato. No, non sto parlando della giacca; sto
parlando della lisca di pesce. Beh, in realtà sono entrambi dei mementi. Sono
queste due cose che mi ricordano il mio passato da quando ho lasciato il
Giappone, quindici anni fa, fuggendo dal governo. Dannazione, solo dalle di
santa ragione ad un ufficiale corrotto ed ecco che all'improvviso di ritrovi con
una taglia sulla testa!
Ho girato tutto il mondo da allora. Francia, Inghilterra, America, Mongolia,
Africa, dite un nome e probabilmente io ci sono stato. Come ho detto prima, al
momento mi trovo in Cina. Tutto questo tempo l'ho passato vagabondando. O forse
scappando. Scappando dal passato.
Ma questo non vuol dire che ho dimenticato il mio passato.
La giacca mi lega allo Squadrone Rosso.
E la lisca di pesce a Kenshin e agli altri.
Lo Squadrone Rosso ed il gruppo di Kenshin, i due gruppi di cui ho fatto parte,
i due gruppi che sono stati più che amici; sono stati la mia famiglia. Lo
Squadrone Rosso ed il gruppo di Kenshin hanno cambiato la mia vita per sempre;
hanno fatto di me la persona che sono oggi.
Avevo già raccontato a Kenshin e agli altri la storia dietro alla mia giacca.
Proprio come lo Squadrone Rosso, i cui ideali e principi erano puri e di buon
cuore, furono marchiati con l'infamia del male, così la mia giacca bianca porta
scritto il kanji di male.
Aku.
Ma non mi hanno mai chiesto il significato nascosto dalla lisca di pesce.
Immagino che l'abbiano semplicemente ritenuta una mia bizzarra abitudine o
qualcosa di simili. Forse non Kenshin. Potrebbe aver visto la mia abitudine come
qualcosa di più. Lo giuro, quel tipo riesce a vedere attraverso tutto.
Dannato intuito da assassino.
Ma conoscendo la Signorina e Yahiko, probabilmente loro non ci hanno dato alcun
peso. Come probabilmente ha fatto la volpina, che non ha mai saputo la verità
nascosta dalle mie bizzarre abitudini.
Sento una strana fitta di dolore, un eco di desiderio?
Che ironia, solo pensare a Megumi mi fa male.
Volpina, lo sai che ti amo ancora nonostante tutti questi anni? Che ancora tengo
a te, sebbene sia bloccato qui in Cina e tu sia in Giappone tornata a casa?
Pensi a me come io penso a te?
Probabilmente no. Una donna bellissima come te probabilmente è andata avanti, si
è trovata un marito, ha formato una famiglia e vive felice. Tu forse non mi
pensi mai.
Dopotutto la volpe ed il gallo formano un'accoppiata che è condannata
dall'inizio.
Merda, non dovrei fare pensieri così demprimenti. Ma come posso non pensare a
cose così cupe specialmente dopo quanto accaduto?
NO! Non posso pensarci adesso! Ci sono cose più urgenti da risolvere. Cose quali
il modo maledetto in cui trovare il denaro di cui ho bisogno? Lavorare è fuori
questione. Mi servono soldi in fretta e lavorando ci metterei troppo tempo. Mi
servono soldi rapidi.
Per il biglietto di una nace che mi riporti a casa.
Dopo tutti questi anni sto per tornare in Giappone, tornare alla casa in cui ho
così tanti ricordi, sia buoni sia cattivi.
Lo Squadrone Rosso.
Kenshin e gli altri.
Felicità. Disperazione. Dolore. Guarigione. Perduto. Trovato. Amici. Nemici.
Eh i ricordi... non sono grandiosi?
Forse sono scappato dal mio passato troppo a lungo.
Pensandoci adesso, non ho fatto altro che vagare. Scappando dal mio passato, ma
senza mai dimenticarlo. Kenshin fece esattamente lo stesso. Quando cominciò a
vagabondare, cercava di fuggire dal suo passato come assassino Battosai. Ma non
lo ha mai dimenticato.
E' difficile dimenticare il passato quando continua a seguirti.
Immagino che mi sia andata molto meglio che a Kenshin. Almeno il mio passato non
ha cercato di seguirmi mentre correvo.
Fino ultimamente.
Scuoto la testa. E' meglio non pensarci. Ma pensare a cosa?
Dannazione, lo sto facendo di nuovo.
Mastico la mia lisca di pesce con più impegno questa volta. Eh, la mia lisca di
pesce. Il mio ricordo di Kenshin e gli altri. Mi chiedo se qualcuno dei miei
amici può immaginare come una lisca di pesce può aiutarmi a ricordarli.
Scommetto di no.
La Signorina probabilmente non ricorda, ma il primo pasto che mi ha mai servito
era pesce alla griglia. Un pesce cucinato malissimo, ma pesce niente di meno.
Quello fu il mio primo pasto come membro ufficiale del gruppo di Kenshin. Ed era
sempre pesce che stavo mangiando quando incontrai per la prima volta Kenshin e
gli altri al ristorante du Tae... insieme a tutto il resto sul menu. Ed infine
era sempre pesce quel che Kenshin, quell'idiota dai capelli rossi, cucinò per
noi al completo la prima volta (la Signorina, Yahiko, Megumi-volpina ed io).
Era come un segno.
Inoltre, i pasti migliori della mia vita.
Ma solo quand'era Kenshin a cucinare. La Signorina da parte sua era la cuoca
peggiore di cui ho esperienza.
Date le circostanze cos'altro poteva essere un migliore ricordi di quei momenti?
La lisca di pesce è stata un'ottima scelta.
Ehy, per quale altra ragione pensate andassi sempre a mangiare alla palestra
Kamiya? E' piuttosto difficile pranzare senza niente da mangiare.
Nei fatti non avevo praticamente mai niente da mangiare alla mia baracca la
maggior parte delle volte.
Mastico la mia lisca con impegno mentre cerco di pensare ad un modo per
riprendermi il mio denaro con un po' di surplus. Voglio dire, la Cina è bella e
tutto, ma non penso di voler restare bloccato qui per il resto della mia vita.
Ho delle cose da fare.
Cose importanti.
Dannazione. Tutto questo senso di responsabilità e di colpa improvvisamente mi
piomba addosso. E' così maledettamente pesante. E ci credete che Kenshin lo ha
sempre sentito sulle sue spalle per tutti questi anni?
Non mi meraviglio che quel tipo sia basso. Tutto quel peso emozionale deve
averlo schiacciato a terra.
Guardo ancora i dadi davanti a me. Questi piccoli cubetti hanno il potere di
riportarmi a casa se solo... se solo...
Merda.
Penso all'ironia della mia vita. Dopo aver trascorso così tanto tempo cercando
di fuggire dal mio passato, adesso sto facendo tutto ciò che è in mio potere per
tornarci. Io voglio rivederli tutti ancora una volta.
Tutti. Kenshin, Kaoru, Yahiko... Megumi. Diavolo, non mi dispiacerebbe neanche
incontrare amcora quel lupo psicotico o quella stupida testa di scopa del suo
lacchè. Voglio rivedere tutti loro. Perché se non li vedo tutti il prima
possibile io potrei... io potrei...
... non rivederli mai più.
Prima ho sempre pensato che, nonostante tutto, Kenshin e gli altri sarebbero
sempre stati bene, anche durante la mia assenza. Ho sempre pensato che tutti
loro sarebbero stati felici per sempre, ognuno con la propria vita.
Poi ho rivisto Kenshin.
L'ho visto qui in Cina, lontano da tutti gli altri che erano a casa. Lontano
dalla Signorina, sua moglie. Lontano da Yahiko, il figlio che ha praticamente
adottato, e lontano da Kenji, suo figlio che io non ho mai incontrato. Ed era
malato.
Davvero malato. Come se stesse morendo.
E mi ha spaventato. Mi ha spaventato a morte. Da quando l'ho conosciuto, ho
sempre visto Kenshin come il più forte... il più imbattibile. Lui è stato trai
pochi che è riuscito a vincermi. E quando l'ho rivisto, mezzo morto, con la
mente confusa, mi sono sentito terrorizzato.
E mi ha colpito il modo in cui tutti noi siamo mortali.
Se Kenshin stava morendo, allora immagino che questo implichi che tutti noi
possiamo morire.
Sapevo che Kenshin non poteva morire qui, in questo buco dimenticato. Doveva
tornare a casa, tornare dalla Signorina. Così toccai un paio di corde, mi feci
saldare alcuni favori e misi Kenshin a bordo di una nave diretta per il
Giappone. Sapevo che la sua forza stava svanendo, ma non appena aveva messo
piede su quella nave, seppi anche che sarebbe tornato dalla Signorina.
Io lo sapevo.
Dopo la partenza di Kenshin, ho cominciato a pensare a cose di cui non mi ero
mai dato pensiero. Pensai se fossi io quello che stava morendo. Sarei riuscito a
tornare a casa in Giappone? O sarei morto in un Paese che non è il mio, per
essere seppellito in un suolo che non sento come la mia casa, senza amici né una
famiglia? Ero destinato a morire solo in un Paese straniero?
Dovevo tornare in Giappone. Non volevo morire così lontano da casa. E ci sono
anche degli affari che mi aspettano in Giappone. Devo incontrare il figlio di
Kenshin e della Signorina. Devo chiudere la mia vecchia partita con Saito.
Voglio vedere com'è cresciuto Yahiko. Devo vedere Megumi ancora un'ultima volta.
Proprio come Kenshin doveva vedere Kaoru un'ultima volta.
Sorrido debolmente a quel pensiero. La volpe ed il gallo, chi l'avrebbe mai
pensato? Ma voglio vedere ancora una volta Megumi. Anche se fosse sposata. Anche
se si fosse dimenticata di me. Devo vederla ancora. E forse... e forse?
E forse le dirò che la amo.
Non devo più correre via dal mio passato. Devo corrore incontro al mio passato.
No. Neanche questo è giusto. Devo correre verso il mio futuro. Se lascio che sia
il mio passato a sindacare sulla mia vita, allora non sarò mai in grado di
viverla per conto mio.
Anche Kenshin è corso incontro al suo futuro, il suo futuro con Kaoru.
Ma se torno indietro, il governo potrebbe voler ancora arrestarmi. Ma in fondo
ne dubito. Sono passati quindici anni dalla lezione che avevo dato a quel
bamboccio, traditore, buono a nulla di politicante...
... ma bisogna riconoscere che quello stupido e corrotto governo Meiji tiene
sempre in conto i suoi patetici affari personali-
Ma voglio comunque tornare a casa...
... anche se venissi arrestato... o giustiziato.
Ma come tornare? Ho usato tutti i favori che avevo in sospeso quando presi una
nave per Kenshin e non ho denaro per un biglietto, né posso tornare in Giappone
a nuoto. Così sospiro, mettendomi in tasca la mia lisca e mi alzo, uscendo dalla
bisca.
Non vado lontano. Trovo un vicoletto con diverse casse abbandonate e le
colpisco. In pochi secondi non è rimasto che polvere e schegge.
I Doppi Colpi sono sempre il modo migliore per liberarsi una strada.
E la lady-volpe non pensava che potessi usarli ancora.
"Davvero impressionante" commenta in cinese una voce alle mie spalle. Mi volto
rapidamente e resto sorpreso. Ho riconosciuto quell'accento! Quest'uomo è
Giapponese come lo sono io.
L'uomo davanti a me è più vecchio di quanto sia io, forse è intorno all'età di
Saito o di Kenshin. Il suo volto ha delle rughe intorno ai suoi occhi nocciola
ed i suoi capelli neri sono attraversati di grigio. Lui, come me, ha tracce di
barba ispida sul mento. La sua costituzione non è molto diversa dalla mia,
facendomi immaginare che abbia esperienza di scontri a mani nude, ma quando
aguzzo lo sguardo, noto che ha i palmi callosi, il tipo di calli che puoi
ottenere solo quando maneggi un'arma. Che questo tizio sia uno spadaccino?
"Chi diavolo sei?" domando in chiaro Giapponese, senza fidarmi di quest'uomo.
Non so chi sia e sono certo di non averlo mai incontrato prima, ma non puoi mai
essere troppo siciro. Potrebbe essere uno dei vecchi nemici che avevo a casa...
o di Kenshin.
Il tizio ha uno sguardo sorpreso. Dev'essere rimasto stupito nell'udire la sua
lingua natale qui in Cina. Improvvisamente l'uomo ride sinceramente ed un
sorriso amichevole gli appare sul volto.
"Sanosuke" dise l'uomo, continuando a sorridere.
"Come diavolo sai il mio nome?" ringhio, guardandolo guardingo. Lo sconosciuto
sbatte le palpebre.
"No, è il mio nome" risponde lentamente, sembrando confuso.
"Io mi chiamo Sanosuke" gli dico. L'uomo ride ancora.
"Chi l'avrebbe mai detto! Dopo tutto questo tempo findamente incontro un mio
compatriota e capita che abbia addirittura il mio stesso nome!" ride l'uomo,
scuotendo incredulo la testa "Non temere, non intendo causarti problemi"
"Oh" sbatto le palpebre. Anche questo tipo si chiama Sanosuke? Strano...
"Allora quel è il problema, Signor Sanosuke?" mi chiede l'altro Sanosuke,
cadenzando con un sorriso il mio nome "Immagino che debba esserci qualcosa che
non va se distruggi delle povere casse indifese"
Gli dico il mio problema. Non so perché sono così aperto con lui. Forse è perché
ho incontrato qualcuno del mio stesso Paese dopo così tanto tempo. Forse è
perché condividiamo lo stesso nome.
O forse c'è qualcosa in lui che mi ricorda qualcuno.
Dopo avermi acoltalto l'uomo ride.
"Beh, se ti serve del denaro per un biglietto la cosa si può risolvere
facilmente" dice l'altro Sanosuke "Posso dartelo io"
"Perché dovresti fare qualcosa di simile?" gli chiedo, leggermente sospettoso
"Ci siamo appena incontrati"
"Sì, ma tu mi ricordi qualcuno" risponde l'altro Sanosuke "Ed inoltre, magari,
aiutando te potrei fare del bene al mio karma. Magari per fare ammenda dei
peccati del mio passato. Ma se ti fa sentire a disagio prendere del denaro
gratuitamente, posso chiederti qualcosa in cambio"
"E sarebbe?"
"La tua giacca" risponde l'altro Sanosuke, "Il kanji che l'adorna mi ricorda una
frase che mi piace molto"
Lo guardo per un momento sconcertato. Vendere la mia giacca? Ma l'ho avuta per
anni! E non è troppo importante per me? Però ciò che mi sta aspettando in
Giappone significa altrettanto.
In pochi istanti ho un portafoglio pieno ed una schiena nuda.
Scusami, Sergente Sagara, spero che tu possa perdonarmi. E' per una buona causa,
prometto.
Proprio mentre l'altro Sanosuke sta per andare, lo chiamo.
"Ehy!" gli dico quando sta per svoltare l'angolo "Qual è la frase che la mia
giacca ti ricorda? Magari l'ho già sentita prima"
"Aku Soku Zan" risponde l'altro Sanosuke con un sorriso beffardo. E quindi
scompare.
Cos'ha appena detto?
Merda!!!
Quel tizio... uno Shinsengumi?!
Da brivido.
Nota: una volta tornato a casa, stanare un certo fottuto lupo-occhi stretti per
delle risposte.
Poco dopo sono già su una nave che mi sta riportando a casa. Il denaro che mi ha
dato quello Shinsengumi Sanosuke è stato sufficiente sia per il biglietto sia
per comprarmi una maglia. Almeno non mi congelerò prima di arrivare in Giappone.
Sono sul ponte e rifletto su tutte le cose che voglio fare quando sarò a casa.
Meccanicamente, la mia mano raggiunge la mia tasca per prendere la mia lisca.
Ma... non c'è?! Merda, com'è potuto succedere?! Non è come se una lisca di pesce
possa alzarsi ed andarsene... a meno che...
Diavolo!
L'ho lasciata nella tasca della mia giacca. La stessa giacca che ho dato allo
Shinsengumi con il mio nome!
Dannazione. Beh, ma ormai non posso più farci niente. Inoltre, forse era tempo
che abbandonassi anche la lisca di pesce, proprio come ho salutato la giacca.
E' giusto ricordarsi del passato, ma non se ti ci stringi così fermamente da
dimenticarti del futuro.
Beh, dovunque siano la mia lisca e la mia giacca, probabilmente servono più
all'altro Sanosuke di quanto a me adesso.
Voglio dire, in quanto uno Shinsensgumi quel tizio deve avere un sacco di
problemi.
Guardate Saito.
Sorridendo tra me, ritorno al mio alloggio. Devo solo aspettare finché sarò in
Giappone e rivedrò di nuovo tutti.
Ehy, volpe, hai sentito la novità?
Sanosuke Sagara sta tornando a casa...
~ Fine ~
Author-chan’s notes:
Aku Soku Zan: Uccidi il Male all'Istante. E' il motto degli Shinsengumi.
Se qualcuno di voi si sta domandando chi sia il tipo incontrato da Sanosuke, si tratta di Sanosuke Harada. Sanosuke Harada era il capitano della decima squadra degli Shinsengumi, Diversamente dagli altri capitani, Harada usava una lancia in battaglia. E' accertato che Harada morì nella battaglia di Ueno, nel corso della guerra Boshin (1868-1869), ma la leggenda vuole che sia riuscito a salvarsi, raggiungendo la Cina e qui diventando il leader di un'armata di banditi.
Il personaggio di Sanosuke Sagara è modellato sulla figura di Sanosuke Harada, così ho pensato che sarebbe stato divertente se il nostro galletto preferito avesse incontrato il suo omonimo.